La Riforma

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La vecchiaia è davvero implacabile. Chi l’avrebbe mai detto che mi sarebbe presa questa voglia di scrivere, di raccontarmi, a settant’anni? Io che non mi sono mai fermato un minuto, che non ho mai dato troppo spazio ai pensieri, alle pippe mentali, alle proiezioni future, ai ricordi… Che vita, se ci penso. Sempre sulla cresta dell’onda. In senso non solo metaforico. Ho bruciato gli anni da ragazzo a surfare sulle migliori spiagge del Pacifico, America e Australia. Dieci anni da dio, con contratti d’oro delle majors degli energy drink, dell’abbigliamento sportivo, della Gopro, che mi pagavano fior di dollari per godermi la vita e caricare su Instagram le istantanee luminose delle mie surfate, dei miei viaggi, dei miei cocktail sul bagnasciuga, delle modelle che mi portavo a letto quasi fossero un’opzione contrattuale.
Non mi pento di niente. Di cosa dovrei pentirmi? Di aver mollato la scuola? Di aver preso la porta per non dover vedere la faccia di quel fallito di mio padre? Che smidollato. Avrebbe dovuto rifarsi una vita dopo la morte della mamma, invece di stare a piangersi addosso. No, non ci pensavo neanche a fargli da stampella. Sono stato contento, infatti, quando hanno approvato la Riforma: non era più pensabile che noi giovani lavoratori dovessimo pagare la pensione dei nostri genitori, vecchi e rammolliti.
Me ne andai, perciò, senza rimorsi, e me la sono goduta. Non è stata sempre semplice, né pretendevo che lo fosse. I contratti hanno iniziato a essere meno vantaggiosi con gli anni, e sempre di meno, finché non mi sono dovuto buttare su altri settori. Il trekking, le bici, l’arrampicata. Sono stato licenaziato due volte perché erano sport del cazzo. Mi facevo male, e poi non ci stavo con la testa. Bevevo molto per via della storia del riconoscimento di mio figlio da quella stramaledetta troia.
Le cose, comunque, da quel momento sono peggiorate. Ho accettato lavori sempre più stronzi, con contratti sempre più infami. Però mi sono mantenuto. Ho ridotto il mio tenore di vita, ho messo un po’ la testa a posto, per mio figlio soprattutto. Me la sono cavata alla grande, mentre vedevo che tutti quelli che hanno iniziato con me, una volta scaricati dalle major non si sono più ripresi. Mi prendevano anche per il culo quando ho detto che avevo accettato il mio ultimo contratto, quello per quell’azienda di montascale, o quando facevo i servizi fotografici nei box doccia per persone della terza età. Ma intanto io mi sono salvato, e loro sono finiti sotto gli strozzini per pagarsi gli antidepressivi. Smidollati, come mio padre.

Sono soddisfatto, insomma, di essere arrivato dignitosamente alla mia età. Sano, benestante tutto sommato, con un figlio grande a cui voglio bene, benché me ne abbia fatte passare di tutti i colori… E allora perché scrivo? Di che scrivo? Quando ero ragazzo mi sembrava ovvio che non ci fosse nulla di interessante a raccontare o ad ascoltare una storia in un certo senso “positiva”. Sarà la vecchiaia, allora, questa cosa dei bilanci, delle somme da tirare a un certo punto, quando si è in là con gli anni. Deve essere così. Chi l’avrebbe mai detto…
Non lo so… forse c’entra anche il fatto che domani vado in pensione. Forse è questa cosa della Riforma, anche se io ne sono sempre stato un estimatore, e ancora oggi non posso non riconoscere che sia una cosa giusta. Mio figlio la pensa come me. È entusiasta del fatto che io vada in pensione.
Mi è arrivata la lettera già da qualche mese, non appena raggiunta l’età e il minimo di contributi versati. Verranno domani, dopo orario di lavoro, a prendermi e mi porteranno in clinica. L’ho chiesto io. Preferisco l’iniezione, perché è come addormentarsi, e io ultimamente ho sempre un gran sonno, e quando torno dai set dei montascale mi svacco sul letto senza neppure togliermi i vestiti, tanto ho sonno. Forse perché non dormo più bene la notte da quando so che devo andare in pensione.
In ogni caso, ho già chiesto a mio figlio di farmi cremare e di spargere le mie ceneri nel Pacifico, in memoria dei bei tempi andati, dalla costa della California. La Riforma prevede che il Governo provveda alle spese di tumulazione, una sorta di contributo di riconoscenza verso il neopensionato, quindi il mio ragazzo non si deve accollare oneri di nessun tipo, e anzi ne può approfittare per fare un giro in California, lui che è ingegnere, e lì lavoro ce n’è tanto per quelli come lui.
È entusiasta del fatto che io vada in pensione, forse anche per questo, per il viaggio, gli brillano gli occhi quando ne parliamo. Sarà perché è giovane… Chi l’avrebbe mai detto…

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