Tempi di cottura

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Another day – Pejac @thisisnthappiness.com

Ebbene sì, sono proprio io. Voi mi conoscete benissimo, benché forse fino a oggi abbiate ignorato la mia esistenza, o al massimo vi sarete limitati a supporla in qualche battuta poco felice con gli amici. Sono io che da anni mi accollo questo ingrato, deprecabile incarico, che tuttavia mi dà il pane: sì, esatto, mi occupo di nascondere sulle confezioni dei pacchi di pasta l’informazione fondamentale, quella sui tempi di cottura.

Sono un professionista come un altro. Non biasimatemi. Bisogna pur fare qualcosa per campare, e a ben vedere il mio è un lavoro onestissimo. Non giudicatemi, dunque, soltanto come il responsabile dei vostri scazzi ai fornelli, quando, buttato lo spaghetto nell’acqua che bolle, ruotate nervosamente il pacco di pasta più e più volte, lo sollevate, lo girate, distendete eventuali pieghe con fare sempre più irritato nella speranza di incappare nel numero dei minuti che vi permetteranno forse di non dover mandare giù un pranzo scotto.
Dove sarà quel maledetto tempo di cottura? Sotto l’ovale trasparente da cui si può ammirare la buona fattura della pasta? Accanto all’indicazione del peso della confezione? In coda all’elenco degli ingredienti e del contenuto calorico? Di lato? In alto? Dove? DOVE?!

Capisco la vostra esasperazione. Riconosco il vostro livore nelle lievi ustioni sul palato e lungo le labbra, che vi tastate doloranti con la lingua dopo esservi ritrovati costretti all’assaggio del fusillo in piena cottura, non avendo rinvenuto sulla confezione l’apposita indicazione del tempo necessario, che però è proprio lì sotto il vostro naso.
Credetemi, non ne ricavo alcun piacere personale: non lo faccio per sadismo, ma solo per mestiere. Mi pagano per questo.

In fondo è un lavoro qualunque, ben pagato per giunta, e infatti mi sento una sorta di privilegiato. Il mio compito è quello di cambiare periodicamente la posizione dell’informazione dei tempi di cottura sulle confezioni di pasta di modo da renderla invisibile agli occhi dei consumatori, o quantomeno difficilmente rintracciabile. Perché, vi chiederete voi? Non lo so. Non ho un rapporto diretto con i miei principali, lavoro da casa, a partita IVA: mi arriva una mail con dei file che illustrano il design della confezione, e io devo trovare il modo per rendere irreperibile al vostro sguardo i tempi di cottura.

La filosofia generale del mio lavoro, per chi ne fosse curioso, è un po’ quella del “nascondismo” di guzzantiana memoria, unita a una mia personale predilezione per il mimetismo camaleontico. Il segreto non è tanto quello di rimpicciolire la scritta, di usare un colore trasparente o tono su tono rispetto allo sfondo per dissimulare addirittura la presenza dell’informazione sulla confezione… No, il discorso è in un certo senso esattamente opposto: non usare alcun accorgimento grafico particolare. Nessun grassetto, nessun cambio di font o variazione di dimensione; se si richiede di affiancare un’icona al tempo di cottura, basta sceglierne una anonima, facilmente confondibile con la qualunque. In questo modo, l’informazione passa inosservata.

Il lavoro si è fatto via via più semplice, per il fatto che ormai lo sguardo del consumatore medio è sempre meno focalizzato sui dettagli, meno capace di approfondire e scorgere il particolare, e ho cominciato negli ultimi anni a ricavarne sempre meno soddisfazioni. Non mi impegno più come un tempo, non interpreto più il mio ruolo alla stregua di un compilatore di cruciverba nei termini di implicita sfida di arguzia e sagacia nei confronti dell’ignara casalinga di Voghera (la quale, comunque, non ha nessun bisogno di consultare i tempi di cottura) o del placido studente universitario in procinto di prepararsi il pranzo. Ma tant’è: anche i lavori più creativi, come il mio, finiscono col tempo per diventare essenzialmente routine. Faccio il minimo sindacale, intasco lo stipendio e vado avanti così.

Ora vi lascio, vado a preparami il pranzo: perlatro, io non mangio pasta, ho optato da anni ormai per la dieta proteica.

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Color blocking – Ludwig Favre – @thisisnthappiness.com

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